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Ottenere una plusvalenze e non pagare tasse

20 Mag


Vi svelo come da una plusvalenza possiamo non solo evitare le tasse, senza evadere, ma riuscire anche a riportare una minusvalenza dal punto di vista fiscale.
Tutto questo è possibile operando sui mercati internazionali in valuta diversa dall’euro e utilizzando un conto multicurrency. Scopriamo come a piccoli passi.

Il primo passo è l’apertura o abilitazione del conto corrente in valuta estera, credo sia gratuito e non ha costi di cambio in tutti i conti correnti on line.
Una volta abilitato il conto multicurrency avrete la possibilità di trasferire all’istante denaro dal conto in euro a quello ipotizziamo in dollari al cambio riportato in quel momento.
Qui potete scaricare un utile strumento per la gestione del conto in valuta estera

Ora che abbiamo la possibilità di operare in dollari, ma potrebbero essere sterline o qualsiasi valuta disponibile sul conto, vediamo come trarne il massimo dei benefici.

Il 25/07/2008 decido di trasferire € 8.648 dal conto in euro al conto in dollari ad un cambio che riteniamo interessante di 1,5899
Il conto in dollari ora riporta un saldo di $ 13.750 (€ 8.648 * 1,5899)
Il 7/05/2009 decidiamo di comprare 250 azioni del titolo JNJ (Johnson & Johnson) quotato sul mercato americano a $ 55
Solitamente se operassimo in euro l’unico calcolo da fare sarebbe 250 * 55 = 13.750
escluso commissioni, ma trattandosi di un titolo in valuta diversa dall’euro entra in gioco ai fini fiscali un’altra variante che è il cambio.
In questo caso tenendo presente che il 7/05/2009 il cambio euro-dollari è di 1,3270 l’acquisto di 250 azioni JNJ si calcola

250 * 55 / 1,3270 = € 10.361,72

Il 23/10/2009 decidiamo di vendere il titolo JNJ (nella realtà non lo avrei mai fatto, mi sarei tenuto il titolo ancora per molti e molti anni), lo vendo quando è quotato a $ 60 ad azione e il cambio euro-dollari è di 1,5002

250 * 60 / 1,5002 = € 9.998,67

Fiscalmente abbiamo avuto una minusvalenza di € 363,05  ( € 9.998,67 – € 10.361,72 ), in realtà sul conto in dollari abbiamo un guadagno di
$ 1.250  ( $ 60 – $ 55 = $ 5 * 250)
= ( prezzo vendita – prezzo acquisto = utile * n. azioni)

Vediamo cosa dice la banca in merito al Capital Gain USA:
Il trattamento del capital gain su operazioni denominate in dollari (o comunque in una divisa diversa dall’euro ), è regolamentato secondo le norme applicate alla negoziazione in euro e possono essere compensate con operazioni in euro. Per rendere possibile tale compensazione e per quantificare il capital gain sia in termini di guadagno sul prezzo in dollari che sul cambio euro/dollari, ad ogni acquisto e vendita il controvalore dell’operazione viene convertito (solo ai fini contabili del calcolo capital gain) in euro al  cambio BCE   fissato alle 14.30 dello stesso giorno della data operazione.

In termini pratici possiamo dire, poichè le tasse si pagano in euro ed ogni nostra operazione deve essere convertita in euro, questa conversione la si fa virtualmente al momento dell’eseguito.
Per capire il meccanismo dobbiamo distinguere l’utile fiscale dall’utile reale:

utile fiscale per il calcolo del capital gain

compro 250 azioni * $ 55 / 1,3270 cambio = € 10.361,72 ( prezzo d’acquisto fiscale)
vendo   250 azioni * $ 60 / 1,5002 cambio = €  9.998,67 ( prezzo vedita fiscale)

€  9.998,67 – € 10.361,72 =  –  € 363,05   ( Minusvalenza )

utile reale in dollari

compro 250 azioni * $ 55  =  $ 13.750      ( prezzo d’acquisto)
vendo   250 azioni * $ 60  =  $ 15.000     ( prezzo vedita)

$  15.000 – $ 13.750 =  $ 1.250   ( Plusvalenza )

Il conto in dollari riporta ora un saldo di $ 15.000,  ripeto non confondete l’operazione virtuale di cambio ai fini fiscali con il realizzo reale.
Possiamo in oltre aggiungere un ulteriore espediente per incrementare gli utili senza pagare tasse in modo legale semplicemente, aspettando che il cambio scenda al di sotto del cambio effettuato al momento dell’acquisto di dollari (1,5899), e convertendo $ 15.000 in euro.

Il 4/06/10  il cambio euro-dollari scende a 1,1966

$ 15.000 / 1,1966 = € 12.535

Abbiamo portato a casa € 3.887 ( € 12.535 – € 8.648 ), con un guadagno del 45% netto sul capitale investito senza pagare tasse e ottenendo anche una minusvalenza di € 363,05.

Se proviamo ad ipotizzare la stessa operazione con un titolo in euro il guadagno lordo è del 9% e meno del 8% netto dopo la tassazione sulla plusvalenza:

compro 250 azioni * € 55  =  € 13.750     ( prezzo d’acquisto)
vendo   250 azioni * € 60  =  € 15.000     ( prezzo vedita)

€ 15.000 – € 13.750 =  € 1.250   ( Plusvalenza )

€ 1.250  – 12,50% (tasse) = € 1094  (guadangno netto)

Niente male passare dal 8% di guadagno al 45% senza contare la minusvalenza ottenuta.

Possiamo sintetizziamo con semplici passaggi:
– effettuare cambio euro in dollari quando l’euro sale
– acquisto azioni americane quando l’euro scende
– vendo azioni americane quando l’euro sale
– cambio dollari in euro quando l’euro scende

Attenzione
Le ipotesi su riportate hanno come riferimento un conto in Regime Amministrato.
La tassazione sui proventi derivanti da valute, e’ prevista se nell’anno solare le valute acquistate ossia la giacenza complessiva di tutti i depositi e conti correnti in valuta intrattenuti non vengono rivendute entro 7 giorni lavorativi continui e se il loro importo supera i 51.645,69 euro (100 milioni di Lire) (DPR 22/12/1986 n.917 art.67,comma 1 lett. c-ter e comma1-ter). Al verificarsi di questa condizione e’ necessario indicare nel modello Unico tutte le plusvalenze realizzate. La base imponibile sarà calcolato sottraendo il costo della valuta dal corrispettivo della vendita di valuta, metodo LIFO. L’ Agenzia delle Entrate non considera i guadagni come redditi da capitale (art.44 DL 12/12/03 n° 344,Tuir), ma come redditi diversi. Non è ammessa la deducibilità delle minusvalenze e dei differenziali negativi.

e-mail info.investire@libero.it

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10 commenti

Pubblicato da su 20 maggio 2011 in L'investitore Intelligente

 

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10 risposte a “Ottenere una plusvalenze e non pagare tasse

  1. gianluca

    3 luglio 2011 at 9:59 pm

    Onestamente questi ragionamenti mi fanno sorridere 🙂
    In pratica dobbiamo cercare di avere un guadagno sul cambio per non pagare le plusvalenze. Beh, e’ facile comprare a 150 i $ e rivenderli a 120…
    Nel momento in cui lo stato non ci fa pagare le plusvalenze e’ proprio perche’ in € la plusvalenza non c’e’. Se chiudessimo in quel momento l’operazione avremmo effettivamente una perdita. Dobbiamo sperare e pregare che il cambio vada giu’, tutto qua…

     
    • antonio

      4 luglio 2011 at 10:54 am

      Se,come dici, onestamente questi ragionamenti ti fanno sorridere, sorriderai ancora di più sapendo che la tassazione sulla plusvalenza dovrebbe passare dal 12,5% al 20%
      Ovviamente l’esempio riportato è un estremo per facilitare la comprensione del concetto, il vero obbiettivo non è evitare le tasse ma pagare il meno possibile.
      Senza sperare e pregare che il cambio vada giù, basterebbe valutare anche il cambio prima di vendere il nostro titolo.
      Se prendiamo un nuovo esempio, ConocoPhillips (Public, NYSE:COP) e ipotizziamo di averlo acquistato quando il cambio era a 1,41, possiamo vedere come vendendo il 3 marzo 2011 quando quota $ 79 ad un cambio di 1,3960 avrei pagato più tasse di quanto mi spetterebbe e se invece vendo il 29 aprile 2011 sempre a $ 79 ma con un cambio di 1,4838 pago meno tasse di quanto mi spetterebbe.

      200 (azioni) * 79 (prezzo di vendita) / 1.41 (cambio) = 11205,63 – 10000 (costo acquisto)= 1205,63

      200 (azioni) * 79 (prezzo di vendita) / 1.3960 (cambio) = 11318,05 – 10000 (costo acquisto)= 1318,05

      200 (azioni) * 79 (prezzo di vendita) / 1.4838 (cambio) = 10648,33 – 10000 (costo acquisto)= 648,33

      Se compriamo e vendiamo ad un cambio costante (in questo caso 1,41 ) la plusvalenza è di 1205,63
      Quindi se vendo ad un cambio inferiore a 1,41 avrei una plusvalenza maggiore e pagherei più tasse del dovuto, come nel caso del cambio a 1,3960.
      Ma se faccio attenzione al cambio prima della vendita potrei pagare il giusto e magari anche risparmiare come nel caso del cambio a 1,4838

       
  2. Giovanni

    20 luglio 2011 at 9:37 pm

    <>

    Scusate l’ignoranza… ma in base al ragionamento fatto, conviene più cambiare euro in dollari quando il dollaro sale (e non quando scende) e viceversa.
    Tasso di cambio euro/dollaro 1,5899 vuol dire che con 1000 euro mi danno 1590 dollari (senza le tasse di cambio). Tasso di cambio euro/dollaro 1,1966 vuol dire che i 1590 dollari di prima mi diventano 1320 euro circa. Con un guadagno di 320 euro. Dunque conviene il cambio euro/dollaro quando il dollaro sale… anche dall’esempio riportato dall’autore del post mi sembra di aver capito così…

     
    • antonio

      20 luglio 2011 at 10:43 pm

      Ciao Giovanni,
      facciamo un esempio concreto.
      Il cambio attuale è 1,423 quindi con € 1000 ottengo $ 1423
      Se tra pochi giorni il cambio arriva a 1,30 e decidiamo di convertire $ 1423 dal conto in dollari a quello in euro
      $ 1423 / 1,30 = € 1094,6

      Quindi ho convertito in dollari quando l’euro saliva e il dollaro scendeva di valore e sono tornato in euro quando il dollaro saliva e l’euro scendeva di valore.
      Il guadagno in questo caso è di € 94,6 ( € 1094,6 – € 1000)

       
  3. Adbe

    12 agosto 2011 at 9:11 pm

    Non e’ piu semplice ottenere un fido in valuta da chiudere quando il cambio e’ favorevole?
    Per anni finanziarsi in yen ha comportato guadagni sia per il deprezzamento dello yen che per il risparmio sugli interessi.
    Oggi penso sia la volta del CHF.
    Sarebbe tassata la plusvalenza?
    Grazie!
    Ciao

     
    • antonio

      12 agosto 2011 at 10:51 pm

      Il fido non è un investimento.
      E’ una linea di credito e il fido estero viene concesso solo a società multinazionali.
      L’obbiettivo preso in considerazione non è finanziarsi, ma investire al meglio i risparmi e magari pagare meno tasse possibile sulle plusvalenze in modo legale.
      Se vuoi operare sulle valute puoi optare sul Forex, ma in questo caso il discorso cambia e le tasse si pagano come per tutte le plusvalenze.

       
  4. RobertoG

    19 luglio 2012 at 3:29 pm

    È possibile effettuare la rivalutazione di un immobile nel 2012 (fuori dalla legge 2/2009) che abbia solo valenza civilistica?

     
    • Antonio

      19 luglio 2012 at 5:48 pm

      Mi dispiace, non tratto rivalutazioni di immobili.

      Antonio

       
  5. Mauro

    22 gennaio 2015 at 5:31 pm

    Buonasera Antonio,
    domanda:
    dando per scontato che i limiti di Euro 51.645,69 e di 7 giorni sono sempre quelli in vigore chiedo se quanto ipoteticamente realizzato nell’esempio sotto riportato comporta o non comporta obblighi di dichiarazione per la relativa tassazione:
    10/01 acquisto per 40.000 USD (EUR 35.500)
    15/01 vendita per 40.000 USD (EUR 36.500)
    16/01 acquisto per 50.000 USD (EUR 44.000)
    22/01 vendita per 50.000 USD (EUR 46.000)
    Le plusvalenze realizzate non sono soggette a tassazione in quanto le singole giacenze in USD sono inferiori ai 7 giorni e le singole giacenze non superano il limite di Euro 51.645,69.
    Il calcolo della giacenza deve sommare gli intervalli di tempo intercorsi tra i due acquisti e le due vendite di USD (5 giorni + 6 giorni = 11 giorni) e quindi le plusvalenze sono soggette a tassazione in quanto è superato il limite di 7 giorni.
    Gli importi delle singole giacenze (EUR 35.500 + EUR 44.000 = EUR 79.500) superano il limite di Euro 51.645,69 e quindi le plusvalenze sono soggette a tassazione.
    Grazie

     
  6. antonio

    22 gennaio 2015 at 6:30 pm

    Dalle informazioni scritte le plusvalenze non dovrebbero essere dovute.
    Per valutare in dettaglio aspetti fiscali personali è necessario prendere in considerazioni diverse informazioni estratte dal conto corrente. Il mio consiglio è di rivolgersi ad un fiscalista o consulente finanziario.

    Antonio

     

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